Al Palazzo delle Esposizioni sessanta opere di artisti dal 1945 al 1980. Le opere spaziano dai primi Pollock fino a Charles Bell. La mostra vuole dare uno sguardo speciale sulla storia americana
E’ la storia americana di un’arte che dalla vecchia Europa conquista le sponde del continente energicamente giovane agli albori degli anni Cinquanta. Ed è la scoperta materiale di tutto quell’immaginario born in the Usa che si è di ritorno radicato dalle nostre parti nei decenni che sono seguiti, facendo dell’America un irresistibile mito europeo. Parla di una migrazione culturale, di una integrazione e scoperta ma anche di una scommessa e poi di una istituzione la storia dei Guggenheim, mecenati, talent scout di giganti dell’arte.
Ma parla anche delle floride origini culturali del Guggenheim com’è oggi, museoistituzionebrand globale, da New York ad Abu Dhabi passando per Venezia e Bilbao. Ne ricostruisce vicissitudini, andamento e sostanza la mostra “Il Guggenheim Avanguardia americana 19451980″ al Palazzo delle Esposizioni (7 febbraio6 maggio). Nelle sale al piano terra arrivano in queste ore le opere di 50 artisti, dalla collezione della Solomon Guggenheim Foundation di New York che ha organizzato la mostra, curata da Lauren Hinkson, insieme al Palazzo delle Esposizioni. Dalle casse escono uno dopo l’altro i giganteschi Pollock, gli sgargianti Rothko, gli ormai classici Warhol, i Kosuth, i Calder, i Rauschenberg.
“Non è un best of della collezione Guggenheim, ma una mostra che vuole dare uno sguardo speciale su questa storia americana. In più, credo che in questa città sei Pollock tutti insieme non si siano visti mai”, sono le parole di Mario De Simoni, direttore del Palaexpò. “È giusto che questa mostra si svolga in Italia dove ha sede la Peggy Guggenheim collection che ha messo a disposizione molti dei lavori esposti”, commenta Richard Armstrong direttore del Solomon Guggenheim Museum.
Rigorosamente cronologica, la mostra sotto la cura, per la parte italiana, di Matteo Lafranconi prende le mosse dai primi anni del Dopoguerra quando gli Stati Uniti iniziarono ad affermarsi come centro globale dell’arte moderna. Nelle prime due sale è rappresentata la varietà di approcci con cui gli artisti si sono misurati con l’astrazione, fino alla formazione della New York School con maestri come Arshile Gorky, Rothko, Pollock. Cambio di scena, stili e protagonisti ed ecco i tempi della pittura Hard edge, protagonisti Frank Stella o Kenneth Nolan. Ampia la sezione dedicata alla Pop art, dove giganteggiano Warhol e Lichtenstein, guidati da scelte estetiche tutte concentrate a celebrare il fumetto, la pubblicità, la televisione, una certa idea di modernità, di consumo culturale.
Minimalismo e concettuale sono al diapason negli anni Sessanta (molte le opere della collezione Panza di Biumo) mentre tra i Settanta e gli Ottanta negli Stati Uniti è l’ora della pittura fotorealista con Bechtle, Blackwell, Estes. Un itinerario che esplora la cultura di un continente e ripercorre una meteora artistica del cuore del Novecento.
fonte: repubblica.it






