parole in libertà vigilat


parole in libertà vigilat
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Chi Sono

Anni: 36
Città:roma
Zodiaco:cancro


visto che di lavorare non se ne parla, da grande voglio fare lo chef a casa mia

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Domenica, 24 Settembre 2006

CHI NUN MAGNA NUN GUADAGNA - Mercato di PIAZZA VITTORIO


L'indomani alle dieci esatte il Biondone era in loco (dopo aver dato una giratina fra i palmizi) : è Fora che le donne sogliono provvedere a mercato, in vista non solo della cena, quanto anzitutto del pranzo alle cure loro imminente: Fora delle mozzarelle, dei formaggi, delle vermìfughe cipolle, e dei cardi, sotto la neve pazientemente ibernanti, degli odori, delle insalatine prime, dell'abbacchio.
Gente che venneveno la porchetta su le bancarelle de piazza, quela mattina, ce n'era na tribbù. Da San Giuseppe in poi è la staggione sua, se pò dì. Col timo e co li fiocchetti de rosmarino, e l'agli nun ne pariamo, e il contorno o il ripieno de patate co l'erbetta pesta.
Ma il Biondo, a capo ciondoloni, si lasciò condurre tra i berci e le arance rosse dal suo dinoccolato ottimismo, sufolando in sordina, o atteggiandovi appena appena le labbra, tacendo a un tratto, levando un occhio in qua in là, come a caso. Oppure sostava chiotto chiotto, la lobbia giù a metà fronte, le mani in tasca, la gobba infreddolita sotto pastrano chiaro fresconcello, aperto, e dietro i due polsi cadente, da parer coda di marsina.
Era un pastranuccio di mezza stagione fasulla, che tirava al peloso, e al morbido, e riusciva liso in più punti: contribuiva a definir l'immagine d'un bellimbusto assonnato, in cerca d'una cicca da potè fumà. Involtato nel turbine degli inviti e degli incitamenti alla compera e in tutte le conclamazioni di quella festa formaggia, trascorse piano piano davanti le bancarelle abbacchiare, oltrepassò carote e castagne e attigue montagnole di bianco-azzurrini finocchi, baffosetti, nunzi rotondissimi d'Ariete: ivi insomma tutta la repubblica erbaria, dove alla gara dei costi e delle profferte i novelli sedani già tenevano il campo: e l'odore delle bruciate in sul chiudere pareva, da pochi fornelli superstiti, l'odore stesso de l'inverno fuggitivo.
Su molti banchi gialleggiavano, oramai senza tempo e senza più stagione, le arance in piramidi, noci, nelle ceste, susine di Provenza nere, lustrate col catrame, susine di California: alla cui sola veduta gli rampollava acquolina dal retrobocca, al Deviti.
Sopraffatto dalle voci e dai gridi, dalla stridula comminatoria di tutte le venditrici sindacate, pervenne alfine al reame antico ed eterno di Tulio e di Anco, ove adagiate sul tagliere prone o più raramente supine, o addormitesi di lato, a volte, le porchette dalla pelle d'oro esibivano i lor visceri di rosmarino e di timo, o un nòdulo qua e là verde-nero dentro la carne pallida e tenera, una foglia di menta amara pigiatavi a guisa di lardello con un gran di pepe, che la grida elaudava nel bailamme : “ nuova ghiandoletta prestata loro a cucina, e ad altro mercato e ad altre fiere non saputa. ”
Non gli riuscì difficile ivi, dato l'ottimismo in poppa che lo andava sospingendo fra il vorticar delle femmine, oberate di reti colme o di sporta, fronzute di broccoli, non gli fu difficile ravvisare dalla descrizione della Ines, e già da qualche passo lontano il tipetto, il gentil trombetto che faceva proprio al caso suo.
Era un dritto, dietro la bancarella, con du occhi! il contrario, in quel momento, della paura e della timidezza che aveva decantato la Ines, e con la zazzera fitta fitta e straunta tutta da una banda : insieme a la nonna, stava. A la cima, ricaduti un poco su la fronte, i fili dei capelli s'erano arricciolati come insalatina dopo il capriccioso ritocco del pettine, o come il rotolo d'una lama di maretta allorché la ribolle un attimo prima d'impigliarsi a recedere, e abbandona infine la rena.
Una parannanza bianca lo affagottava un tantino e tramente strillava stava a affila li cortelli, uno lungo uno corto, e intanto lo guardava a lui, ar Biondone, ma senza da segno de vedello: quer capoccione bionno scuro, co quaa lobbia de cavadenti specialista che je scegneva fino sur grugno, je s'era piazzato avanti a debbita distanza co le mano in saccoccia: era de sicuro uno che ciaveva la fantasia de magna la porca, ma si nun teneva li sordi, povero micco, poteva puro morì da la voja.
“ La porca, la porca ! Ciavemo la porchetta, signori! la bella porca de l'Ariccia co un bosco de rosmarino in de la panza! Co le palatine de staggione ! ” (la staggione se la sognava lui, erano le patate vecchie fatte a pezzi, tutte puntolini di prezzemolo, inficiate nella grascia della porca). “ Palatine de staggione, sori cavajeri e consijeri, sore spose mie belle! che so' mmejo che l'ova. toste pe l'insalata. Mejo dell'ova deli capponi so', ste patate. V'oo dico io. Assaggiatele! ”
Posava un attimo da riprender fiato.
E poi, a scoppio: “ Uno e novanta l'etto, la porca ! È 'na miseria, signori ! robba da fa vergogna, signori ! a chi venne e a chi crompa! Uno e novanta l'etto, più mejo fatto che detto. Farnese avanti co li baiocchi a la mano, sore spose ! Chi nun magna nun guadagna. Uno e novanta l'etto, la porca! Carne fina e dilicata, pe li signori propio! Assaggiatela e proverete, v' 'o dico io, sore spose: carne fina e saporita! Chi prova ciariprova, er guadambio è tutto vostro. La bella porca de li Castelli! L'emo portata a balia a la macchia: a la macchia de Gallerò, l'emo portata, a mmagnà la ghiandola de l'imperatore Calìgula ! la ghiandola der principe Colonna ! Der gran principe de Marino e d'Albano! ch'ha vinto tutti li peggio turchi pe mare e pe terra a la gran battaja de Levati da li piedi! Che ar domo de Marino ce stanno ancora le bandiere! co la mezzaluna de li turchi, ce stanno ! La bella porca, signori ! porchetta arrosto cor rosmarino! e co le patate de staggione !” : e dandosi requie dopo la strillata, a parte fatta anche l'attor tragico posa, ripigliò serio serio a affila li cortelli.
Ma doppo du bòtte a li cortelli ebbe un ritorno di fiamma: un sussulto lo scosse. Fu il deflagrare d'una ulteriore variazione, o tale parve all'agente. Ad occhi bassi : “ Provatela, signori, assaggiatela ! P'uno e novanta l'etto ve fate na magnata de porca, che vostra moje v'aringrazzia ! ” Poi, a una belloccia, discendendo di tono:
“ Che volete, bella pupa? ”, la pupa a quel tono d'autorità non potè comprimere le risa, “ na mezza libbra de porchetta? ” E sottovoce a lei, ma con un'occhiata a lo squattrinato cavadenti : “ A voi ve do er mejo boccone, v' 'o giuro ! Me piacete troppo ! Sete troppo bona ! Un bocconcino arrostito apposta pe voi, co du pa- tate ! ” Poi di nuovo, eternamente berciando e con occhi al ciclo stavolta e con delle gote da buccinatore senza senso: “ Farnese a erompa la porca, signori ! Farnese a caccia li sordi, ch'è la vorta bona, signori ! ch'è na vergogna lassalla qua sur banco che a momenti aripiove, che cioo so che ce n'avete un sacco in saccoccia, de baiocchi. Famo anna via la migragna, signori! La porca è vostra, si è che cacciate li baiocchi. ”
La nonna, ora, si nonna era, ciurmandola di bilancia alegra e di chiacchiera, dava ogni sodisfazione alla rubiconda servetta.
E lui: “ Uno e novanta l'etto! La porca d'oro, la porca! ” Ma intanto quer cavadenti d'un Biondone t'oo seguitava a guardà, dopo aver buttato indietro er copricapo, scoperta dunque la fronte, che apparve tutta fiammeggiata di una stoppa irta e rubella, tra il biondo, giusto, e il castano.
Gli si erano rizzati ai fianchi du figuri, du tipi de pizzichini un ber po' più scuri de lui, uno de qua uno de là, come i silenti gendarmi che Pulcinella percepisce dopo un po', in uno sgomento improvviso ma ritardato sull'azione. Sicché quello, er maschietto, a poco a poco, “ signori signori, uno e novanta l'etto, la porca la porca, sì, sì, la porca, ho capito ! ” pareva dire a se stesso, ma abbassava la voce sempre de più, “ a por-ca, ” sillabò esangue, “ 'a por... ” e quel po' di fiato gli smoriva nella gola: come la luce sempre più que-rula e falba di un moccolaccio quanno che sbava cera e se strugge tutto, in un lago de puzza, co un codino fritto ner mezzo.
Con addosso queli fanaloni, che tutt'a un tratto s'ereno mortipricati pe tre.
Sicché, capirete: quanno capì si de che gente se trattava, era troppo tardi pe squajassela.
Posò li cortelli sur banco, susurrò a la nonna “ me vonno ” : già se slegava la parannanza. Je tremaveno le gambe.
Je toccò fa bella cera ar Biondone, che senza tasse vede aveva sfoderato na carta, na tessera, e je diceva a mezza voce nell'atto che je lo stava a regge sotto l'occhi, quer ber talismano:
“ Hai da venì un momento in questura : si stai zitto nessuno se n'accorge! Questi so' du aggenti in borghese, ma si preferisci t'accompagno io, senza disturbali! a venì de scorta. Sei Lanciani, Lanciani Ascanio, si nun me sbajo. ” Je toccò, sicché, pe nun fa storie, pianta porchetta e cortelli, e lassaje tutto a la zia... a la nonna: era là, dura, impalata, co un occhio pieno d'inquietudine a la folla, che trascorreva distratta.
Uscirono da la confusione verso via Mamiani o via Ricasoli: c'era un passaggio tra le bancarelle de li pescia-roli e de li pollaroli, indove che vènneno li calamari e li totani e tutte le qualità d'inguille e d'aguglie che stanno a mare, nun pariamo de l'arselle.
Il tipetto, e lui stesso il Biondone, sguardarono a quelle polpe molli d'un argento-chiaro madrcperla de li calamari (così delicatamente brunito nelle venature interne), annasarono senza pur volerlo odor d'alighe marine da tutto il fresco umidore, quel senso di ciclo e di libertà cloro-bromo-jodica, di mattina viva alle darsene, quella promessa d'argento fritto nel piatto per la fame che già chiamava dal profondo. Rotoli di trippe lesse l'un sull'altro come tappeti arrotolati, gentili anatomie di capretti spellati, rosso bianche, il codonzolo appuntito, ma terminato nel ciuffetto, a significarne in modo veridico la nobiltà : “ pe quattro lire v'oo do tutto, ” diceva l'abbacchiare presentandolo a mezz'aria, tutto cioè mezzo: e i bianchi cespi de la lattuga romana, o insalatine ricciolute tutte riccioli verdi, polli vivi coi loro occhi che smicciano da un lato solo e vedono, ognuno, un quarto del mondo, galline vive chiotte chiotte stipate nelle loro gabbie, o nere o belghe o padovane avorio-paglia, peperoni secchi gialloverdi, rossoverdi, che al mirarli solo ti pizzicavano la lingua, ti mettevano in salive la bocca: e poi noci, noci di Sorrento, nocciuole di Vignanello, e castagne a mucchi.
Addio, addio. Le donne, le polpute massaie: lo scialle scuro, o verde erba, una spilla da balia co la punta aperta, ahi! da pinzar la poppa alla vicina d'un attimo: così fan tutte. Polponi semoventi, esse ambulavano a fatica da uno spaccio e da un ombrellaccio al successivo, dai sèlleri ai fichi secchi : si rivolvevano, si strofinavano i rispettivi gre-gori l'uno all'altro, annaspavano ad aprirsi il passo, con borse ricolme, soffocavano, boccheggiavano, grasse car-pie in una piscina-trappola dove l'acqua a poco a poco decèda, stipate, strizzate, intrappolate a vite con tutta la lor ciccia nei vortici della gran fiera magnara.

tratto da Quer pasticciaccio brutto de via Merulana di Carlo Emilio Gadda - ed. Garzanti 1957


Venerdì, 22 Settembre 2006

I Libri della settimana sono sponsorizzati da FRANCYYY e dal Blasonato




 Ruth Reichl

AGLIO E ZAFFIRI
Vita segreta di una gastronoma mascherata


Un bel giorno a Ruth Reichl propongono di diventare il critico gastronomico del New York Times. La sua missione sarà visitare e giudicare i ristoranti della sua città. Con riluttanza Ruth accetta, ben sapendo che a New York c'è la più alta concentrazione di ristoranti di tutta l'America e che il New York Times è la testata più importante, la crème del giornalismo. E poiché la sua foto circola già in tutti i migliori locali, per svolgere nel modo più obiettivo possibile il suo lavoro Ruth escogita una soluzione semplice ed efficace: vestire i panni del cliente "qualunque".
Un giorno bionda fatale, il giorno dopo intellettuale "alternativa", poi signora modesta e quasi "invisibile", quindi donna in carriera. Così travestita scopre che ai clienti "qualunque" le tavole più costose e raffinate riservano tante brutte sorprese... Non solo: i personaggi dei suoi travestimenti finiranno con l'influenzare i suoi giudizi e l'aiuteranno anche a capire qualcosa di più e di diverso su se stessa. Un libro sui piaceri della cucina, da gustare come il più sfrenato romanzo d'amore, insaporito da meravigliose ricette (tutte da provare), impreziosito da recensioni taglienti e piene di verve, condito con tanto umorismo.

... e speriamo!




Marijuana in cucina 101 ricette a base di hashish e marijuana


Marijuana in cucina<br>101 ricette a base di hashish e marijuana 101 ricette gastronomiche a base di hashish e marijuana da prepararsi nei paesi europei e non in cui la legislazione è stata aggiornata permettendo l'uso alimentare di questa specie vegetale.


Stampa Alternativa

mi raccomando.



Venerdì, 15 Settembre 2006
L'estate è proprio finita: non resta che rassegnarsi ad un autunno a base di reality e fornelli.
Consiglio questo libro per dare il benvenuto alla stagione della zuppa e dell'osso-buco.

 Titolo: Benedetta patata. Una storia del '700, un trattato e 50 ricette
Autore: Salvatore Marchese
Editore: Muzzio

Una raccolta di ricette in abito da libro di storia e un manuale di cucina tradizionale che ripercorre anche vicende passate e antiche tradizioni della terra da cui nasce sono due esempi dell'attuale interesse storico-sociale per il cibo e l'alimentazione. Benedetta patata ripropone un episodio locale di fine Settecento (un opuscolo inviato ai parroci genovesi per far conoscere e promuovere la coltura delle patate, sino ad allora ritenute cibo buono al più per il bestiame), corredandolo con alcuni cenni su origini e importazione in Europa del tubero, ma il vero "piatto forte", non solo per lo spazio a esse dedicato nel volume, sta nelle pagine culinarie (in cui si va dall'insalata russa alla torta di patate e cioccolato).

Numerosi, purtroppo, gli errori di stampa. Nonna Genia è invece una corposa raccolta di ricette della Langa piemontese, arricchita da riflessioni, episodi di storia dell'alimentazione, ricerche sulle origini dei piatti, tra tempi ciclici della vita di campagna, leggende, ma anche eventi epocali, flagelli, guerre, epidemie, che forzarono le genti delle colline a scoprire nuovi modi per sopravvivere. Il libro è completato da riflessioni sulla cucina e sul cibo; oltre che da una serie di fotografie dell'Albese, tra ieri e oggi.






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Passioni

Ho Letto
Le ricette di Nonna Papera
Kitchen Confidential di Anthony Bourdain
Le ricette immorali di Manuel Vazquez Montalban
Benedetta Patata di Salvatore Marchese

Ho Visto
Big Night
La grande abbuffata
Mangiare, bere, uomo, donna
Il pranzo di Babette
Come l'acqua per il cioccolato
Donna Flor e i suoi due mariti

Ascolto
quelle dei Subsonica TUTTE
ma anche Erykah Badu
e altri che non ricordo


Pensieri

mangia e fai ciò che vuoi


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