E' arrivato il momento di darci da fare. Noi tutti in prima persona. Sul tavolo c'è una Delibera di Iniziativa Popolare contro i cartelloni selvaggi e ci servono 5000 firme per farla arrivare in Consiglio Comunale.. segue
Regia: Raymond De Felitta Con: Andy Garcia, Julianna Marguiles, Steve Strait, Emily Mortimer, Alan Arkin, Ezra Miller Distribuzione: Mikado
Commedia indipendente presentata al Tribeca Film Festival di Robert De Niro, City Island racconta le vicissitudini di una famiglia del Bronx, residente appunto nel luogo che dà il titolo all’opera, protagonista di un cambiamento radicale che porterà loro alcune novità.
Il capofamiglia è la guardia carceraria Vince Rizzo (Andy Gracia), un uomo dalle velleità artistiche che, di nascosto dai suoi, segue un corso di recitazione per diventare come il suo idolo Marlon Brando.
L’uomo però recentemente sta vivendo un dilemma interiore che lo porterà a seguire il suo istinto paterno; infatti, nel giovane detenuto chiamato Tony Nardella (Steve Strait), Vince riconosce il figlio che non ha mai conosciuto, quello avuto da una relazione avuta prima della sua attuale vita familiare, decidendo così di ospitarlo in casa sua senza alcuna spiegazione.
Qua il ragazzo entrerà a contatto con gli altri membri della famiglia Rizzo: dalla scontenta ma alquanto energica moglie Joyce (Julianna Marguiles) ai giovani figli, gli adolescenti Vivian (Dominik Garcia-Lorido) e Vinnie (Ezra Miller), la prima ballerina di lap dance all’insaputa dei suoi mentre il secondo è un amante delle donne dalle forme esagerate.
Una sequela di segreti ed equivoci non faranno altro che creare situazioni imbarazzanti al limite del tragicomico, ma ci sarà anche modo di spiegarsi e trovare spazio per i sentimenti veri.
L’obiettivo era quello di realizzare un prodotto indipendente con il linguaggio un po’ alla Woody Allen strizzando l’occhio anche al cinema di Pietro Germi, un’operazione che sa di ambizioso e che cerca di dare quello che può.
Però a conti fatti City Island si lascia vedere per il solito valido motivo che hanno questo tipo di prodotti: la performance degli attori.
E’ così che troviamo un Garcia (Il padrino parte 3) che col suo estro recitativo impersona un capofamiglia che intraprende un provino per un film di Martin Scorsese con De Niro (!), una miscela di ingredienti che già di per se crea grande ilarità; si aggiunge un’affiatata Marguiles (Nave fantasma), sempre irata con suo marito e prole, ed infine uno Srait (Sky High) che, suo malgrado, si trova al centro di questo delirio familiare.
Con queste premesse De Felitta promette di regalare un prodotto superiore alle solite commedie, ma City Island alla fine quello è: una qualsiasi commedia degli equivoci con radici newyorkesi che, con un finale strappalacrime, cerca di fare la differenza, e forse è proprio quest’ultimo elemento che ne abbassa un po’ i risultati.
Comunque sia divertimento ce n’è per tutti e se avete voglia di commozione facile sarete accontentati, ma che non si pensi alla parola commedia sofisticata, perché City Island, non fosse per la presenza di un solido cast (anche la presenza del premio Oscar Alan Arkin), poteva anche essere un omaggio alla commedia sexy italiana anni ’70, con quel tipo di equivoci comici che la caratterizzava.