E' arrivato il momento di darci da fare. Noi tutti in prima persona. Sul tavolo c'è una Delibera di Iniziativa Popolare contro i cartelloni selvaggi e ci servono 5000 firme per farla arrivare in Consiglio Comunale.. segue
Regia: Greg Marcks Con: Hilary Swank, Patrick Swayze, Barbara Hershey, Rachael Leigh Cook, Henry Thomas Distribuzione: Nexo
Interessato a scomporre nei minimi particolari un istante nel flusso del tempo, il ventottenne Greg Marcks, autore di otto cortometraggi (uno dei quali, Lector, vinse uno Student Academy Award), inizi? a scrivere, appena terminati gli studi universitari di cinematografia, la sceneggiatura di quello che sarebbe poi diventato il suo primo lungometraggio, 11:14, ribattezzato in Italia con il titolo 11:14-Destino fatale.Interpretato dalla vincitrice del Premio Oscar Hilary Swank (anche co-produttrice esecutiva del film), in un certo senso, vista la tragica situazione in cui si trovano coinvolti i diversi protagonisti, il film ricorda molto da vicino i due raccapriccianti capitoli di Final destination, i quali ci hanno insegnato che ? praticamente impossibile sfuggire al proprio destino. Dopo i titoli di testa che, come automobili, percorrono una strada ripresa a piombo, vediamo Henry Thomas, l?Elliott adulto di E.T. L?extraterrestre che, mentre ascolta, guidando la sua macchina, I just want to have something to do dei Ramones, investe, alle ore 11:14 della sera, un giovane passante. Fin dall?arrivo di un bizzarro agente di polizia, ci accorgiamo che il tono della vicenda ? volutamente grottesco e, come una bomba ad orologeria, s?innesca un meccanismo che, senza lasciare mai un attimo di tregua allo spettatore, genera una reazione a catena di situazioni assurde, tanto quanto i loro protagonisti, in realt? tutte legate da un elemento in comune: le 11:14. Quindi, tra mortali incidenti stradali, Patrick Swayze intento a nascondere un cadavere, una coppia impegnata ad intraprendere un rapporto sessuale all?interno di un cimitero ed una commessa ferita nel corso di una sparatoria, Marcks, da bravo film-maker cresciuto nel mondo dei cortometraggi, ci trasporta in un tour de force notturno che, nonostante le premesse, non ha nulla di soprannaturale, ma presenta pi? che altro una ragionata e fantasiosa rilettura della realt?, tra equivoci e violenza, associabile all?assemblaggio di diversi coinvolgenti shorts, strizzando l?occhio in parte a Memento, in parte, e soprattutto, agli stravolgimenti cronologico-narrativi dell?enfant terrible Quentin Tarantino. E dal regista di Pulp fiction sembra aver appreso anche la capacit? di attirare lo spettatore con dialoghi e momenti tragici, ma allo stesso tempo ironici, tanto pi? che gli argomenti trattati toccano alti livelli di follia (pensate che coinvolto c?? perfino un pene mozzato!), e che diversi dei protagonisti sono estremamente logorroici. A tal proposito, significativa ? la dichiarazione dell?autore: ?Quando ho scritto la sceneggiatura, non mi sono reso davvero conto dei suoi risvolti ?oscuri?, pensavo solo che fosse divertente, bizzarro. L?ironia rappresenta il mio modo di vedere il mondo...insomma, il tizio che resta ucciso dalla macchinetta di Pepsi mentre cerca di riprendersi il resto...ecco, ho sempre pensato che cose di questo genere fossero insolite, misteriose e, in un certo senso, buffe. Il mio scopo ? stato rendere reale questa sensazione...la vita ? fatta di momenti fatali!?. Con una ricca colonna sonora che accompagna efficacemente le diverse sequenze, in cui spicca la These boots are made for walkin? di Nancy Sinatra riletta da Bree Sharp, Marcks ci conduce in questa attraente dark-comedy, senza rinunciare ad un sottotesto vagamente maschilista, narrando di invariabili destini incrociati, ed incuriosendoci inquadratura dopo inquadratura, ma esagera forse in contrasti fotografici, infastidendo in parte la visione con quelle invadenti ombre che spesso non rendono facilmente identificabili i volti; ma a quanto pare si tratta di una scelta voluta, in quanto l?aspetto del film doveva risultare il pi? realistico possibile. Peccato poi che il lungometraggio finisca bruscamente, cancellando l?ipotesi della tanto attesa sorpresa finale, e rivelandosi come un semplice esercizio di stile. Un ottimo esercizio di stile, comunque.