Lo spettacolo dell'Arte a Roma



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Museo e Galleria Borghese Piazzale Museo Borghese, 5
Piazzale Scipione Borghese, 5 ( Parco di Villa Borghese ) 00197 - Roma

Prenotazione obbligatoria
E' obbligatorio pagare i biglietti prenotati entro e non oltre 30 minuti prima dell' inizio del proprio turno di visita. PENA LA CANCELLAZIONE DELLA PRENOTAZIONE. I biglietti possono essere acquistati anche nei giorni precedenti ( no il lunedì )

(prenotazioni singoli e informazioni) Tel. +39 06 32810
(prenotazioni gruppi) Fax. +39 06 32651329

Martedì-Domenica, dalle 9 alle 19, chiuso il lunedì, 1 gennaio, 25 dicembre

La biglietteria chiude mezz'ora prima.

Turni di visita di due ore per massimo 360 persone (uscita obbligatoria a fine turno)

TURNI DI VISITA
Ingresso - Uscita
09.00 - 11.00
11.00 - 13.00
13.00 - 15.00
15.00 - 17.00
17.00 - 19.00


In caso di ritardo rispetto alla fascia oraria prenotata non sarà possibile accedere alla Galleria e al Museo Borghese, se non prenotando un'altra fascia oraria disponibile e pagando nuovamente.

Biglietti
Intero Euro 8,50*

Ridotto Euro 5,25* per cittadini dell' Unione Europea tra 18 e 25 anni; per insegnati di ruolo nelle scuole statali.

Gratuito Euro 2,00*
- Cittadini dell' Unione Europea di età inferiore ai 18 anni o superiore ai 65 anni.
- Studenti e docenti delle Facoltà di Architettura e di Lettere (indirizzo Storia dell'arte).
- Dipendenti MBAC - Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
- Guide Turistiche autorizzate dalla Regione Lazio nell'esercizio della propria attività.
- Appartenenti all' ICOM.
- Gruppi scolastici dell'Unione Europea ( previa prenotazione ) con accompagnatore.

* ( prezzi a persona comprensivi del diritto di prenotazione )

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Servizi all'interno del Museo

Bookshop
Guide acustiche in italiano, francese, inglese, spagnolo e tedesco Euro 5,00 + biglietto di ingresso

Guardaroba
è obbligatorio depositare qualsiasi tipo di borsa, macchina fotografica, videocamera, ombrello, passeggino o altro tipo di ingombro E' vietato introdurre animali, cibi, bevande.
I telefonini dovranno essere tenuti spenti.

Visite guidate estemporanee non prenotabili da richiedere direttamente al museo
In inglese ( solo alle 09.10 a.m. e alle 11.10 a.m. )
In italiano alle 11.10 - 15.10 - 17.10
Euro 5,00 + biglietto di ingresso

Visite guidate per gruppi
solo su prenotazione
N.B. Per disposizione della direzione del museo, i gruppi guidati (sia con guida interna sia con guida esterna) non possono superare le 25 unita' per ogni guida
in italiano 100,00 € ogni 25 persone;
in lingua 150,00 € ogni 25 persone.

Visite guidate per ipovedenti
V.A.M.I
Volontari Associati per i Musei Italiani
VAMI

Caffè

Toilettes

Sala conferenze - multimediale

*Laboratorio didattico*


Prenotazioni gruppi scolastici
Sono ammessi esclusivamente 50 studenti per turno di visita dal martedì al venerdì. Bisogna contattare il nostro call center (06 32810 - 199 757510) per concordare il giorno e l'orario di visita, si deve poi inviare una richiesta via fax al numero 06 32651329, entro 7 giorni dall' accordo. Ricevuta la conferma della prenotazione dei biglietti, si possono richiedere le guide (1 guida ogni 25 alunni) al *Servizio Didattico* della Soprintendenza Speciale per il Polo Museale Romano diretto dalla dottoressa Paola Mangia tel. 06 8413979
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Autobus
# 5, 19, 52, 53, 63, 86, 88,
92, 95, 116, 204, 217, 231, 360,
490, 491, 495, 630, 910, 926.

Metropolitana
Linea A (Fermata Spagna), segua i segnali per
"Via Veneto"

Taxi
Chieda di Galleria e Museo Borghese entrata da Via Pinciana, Via dell' Uccelliera.

Storia

"...quella Galleria, che par fatta il teatro dell'Universo, il compendio delle maraviglie, e la vaghezza dello sguardo umano". Così il letterato Scipione Francucci, nel suo poemetto del 1613, descrive per la prima volta, la raccolta di dipinti e sculture antiche del cardinale Scipione , nipote di papa Paolo V (1605-1621), che sarebbe stata ospitata l'anno successivo nella nascente Villa Borghese fuori Porta Pinciana, il simbolo dell'età aurea borghesiana. Essa, ancor'oggi, si caratterizza in maniera unica sia per l'eccezionalità del suo sito, immagine serena di architettura e natura insieme, già paragonato da L. Lepureo (1628) al giardino delle Esperidi o al Parnaso, sia per la ricchezza delle sue collezioni, legate, nel nucleo originario ancora esistente, alle scelte del suo creatore e proprietario. La villa, esemplificata sul modello dell'architettura suburbana d'età classica, con la pars urbana e la pars rustica, è concepita già in origine nel Seicento, come un museo ante litteram, un vero e proprio microcosmo di ogni forma d'arte. Immersa in piena natura, fuori dalle mura Aureliane, la palazzina è lontana da ogni consuetudine dell'Urbe abitata, a differenza delle altre dimoredei Borghese in Roma nel II decennio del Seicento (Palazzo di Borgo, di Campo Marzio e di Monte Cavallo). Nasce per rispondere alle esigenze di rappresentanza pubblica e privata della famiglia e al collezionismo appassionato di Scipione che qui intende esaltare non tanto la nobiltà del suo casato quanto la seduzione dell'arte antica, alla ricreazione della quale rispondono le diverse soluzioni formali architettoniche, scultoree e figurative, innazitutto l'immagine stessa della villa, ricordata da J. Evelyn (1644) come "una cittadella circondata da muri con torri", un sito ideale in competizione con le ville classiche, come quella di Lucullo al Pincio, e rinascimentali, come la villa Medici (1544) o quella del suo rivale il cardinale Pietro Aldobrandini a Frascati (1598-1604). Il giorno successivo all'elezione di papa Paolo V (maggio 1605), la "vigna vecchia al muro torto" è lasciata in eredità a Scipione, come anche l'intera collezione di opere d'arte. Iniziano ora i lavori di costruzione dell'edificio, la cui direzione è affidata all'architetto Flaminio Ponzio e alla sua morte (1613) all'olandese Jan van Santen detto il Vasanzio. Essi si concluderanno nel 1621, sotto un terzo archiettto, Girolamo Rainaldi, subentrato al Vasanzio, morto nello steso anno. L'impianto secentesco della palazzina di Vasanzio, cui il recente restauro (terminato nel 1997) ha restituito l'originario bianco marmorino della facciata, si avvicina ai modelli della tradizione classicheggiante cinquecentesca, rappresentata dalla Farnesina di Baldassarre Peruzzi (1509) o da Villa Medici di Annibale Lippi (1544). La pianta è a U con le due ali laterali avanzate, il loggiato centrale sormontato da un terrazzo, il prospetto ornato dalla esculture antiche, secondo il gusto manierista già sperimentato nel Casino di Pio IV da Pirro Ligorio o nella suddetta Villa Medici sul Pincio. Nella facciata posteriore, si apriva, al centro delle due torrette angolari "per gli famigli", un loggiato aperto (poi chiuso nel Settecento), affrescato da Lanfranco con un Concilio degli Dei (1625), prospiciente sul "giardino delle Prospettive" o del "Narciso" dall'originaria statua bronzea, sostituita, poi, da una marmorea di Venere, su una vasca di marmo africano. Adiacenti alla palazzina erano i due giardini segreti, disposti come ali, che proseguivano all'aperto la spazialità dell'interno mentre il parco si articolava in tre recinti, segnati da muri in seguito abbattuti, con viali regolari che scandivano le aree verdi. Il carattere della collezione si identifica con l'estrosa personalità del suo proprietario, poco dedito agli affari di stato e molto più incline ad assecondare la sua personale piacevolezza e, soprattutto, la sua passione per l'arte. Il nucleo originario con la sua raccolta è caratterizzato dall'interesse per l'antico e per il classicismo in tutte le sue forme, che lo porta a escludere le opere del periodo medievale e, insieme, dall'apertura verso le più innovative correnti artistiche della sua età. Alla ricchezza della raccolta hanno contribuito le appropriazioni spregiudicate e gli atti di prepotenza del "cardinal nepote" (la raccolta del Cavalier d'Arpino, con i dipinti di Caravaggio, la Caccia di Diana, le opere di scuola emiliana, con i Garofalo e i Dosso Dossi, la Deposizione di Raffaello); a queste si sono aggiunti i doni e gli acquisti (le sculture antiche di Tiberio Ceuli, le collezioni dello scultore Giovanni Battista della Porta, del Patriarca di Aquileia, di Cesare d'Este, con dipinti di Dosso, e del cardinal Sfondrato con opere venete, di Tiziano e di Guido Reni). Sono documentate in galleria, grazie a questa pluralità delle scelte del cardinale, le correnti più significative e gli artisti italiani e stranieri più geniali del Cinque e Seicento, come Tiziano, Caravaggio, Bernini e Rubens. Alla fine del Seicento la collezione raggiunge il massimo della sua ricchezza grazie all'ingresso di numerose opere dell'eredità di Olimpia Aldobrandini (1682). Una seconda significativa presenza di artisti si ha alla fine del secolo XVIII (1770) quando Marcantonio IV Borghese avvia una radicale ristrutturazione di tutta la villa, aggiornando la decorazione interna e lo schema del giardino ai più eleganti stilemi del neoclassicismo. L'incarico viene affidato all'architetto Antonio Asprucci che a sua volta chiama a collaborare, nel rinnovamento delle varie sale, un'équipe rinomata di artisti, italiani e stranieri, pittori (G. Hamilton, T.M. Conca, B. Gagneraux, L. Pecheux etc.). L'intervento decorativo riguardano tutto l'interno: le pareti si rivestono di policromie marmoree a stucco romano, i camini secenteschi di peperino vengono sostituiti da altri ornati di materiali preziosi. Nelle volte, scompartite da eleganti quadrature architettoniche, vengono ospitate pitture su tela, che recuperano l'originaria iconografia della scultura posta al centro (sala di Apollo e Dafne, del Sileno e dell'Ermafrodito). Anche i pavimenti vengono rinnovati con l'inserto di preziosi marmi dell'età romana. All'insegna della cultura dell'esotico, influenzata anche dai libri dei viaggi, si ricerca la suggestione del mondo egizio nel cabinet all'egiptiènne al pianterreno descritta da Paolo Giunghi nel 1782 (sala 7). All'esterno l'intervento di Antonio Asprucci risulta oltremodo invasivo: la facciata viene spogliata dei suoi rilievi, non più rispondenti al gusto dell'epoca, e così l'antistante piazza, la scala secentesca è eliminata. La perdita più grave è costituita dalla vendita, nel 1807, da parte di Camillo Borghese, marito di Paolina Bonaparte, a Napoleone, per tredici milioni di franchi, di gran parte della collezione archeologica, confluita al Louvre (fondo Borghese, Parigi). Camillo Borghese, in seguito, cerca di compensare questa perdita e a quest'epoca (1805-08) risale la commissione ad Antonio Canova del ritratto di Paolina come Venere vincitrice e l'acquisto nel 1827 della Danae di Correggio (1530-31). Un nuovo fidecommisso (1833) impedisce ulteriori dispersioni alle opere che vengono acquistate, con la palazzina e l'intero giardino, dallo Stato italiano nel 1902.


Paola Mangia

 
 

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