“Roma dove”, per la sopravvivenza dei poveri. Nella Capitale dormono per strada 1.200 persone
Sono seimila le persone che vivono per le strade della capitale, trascorrendo poi la notte nei dormitori pubblici o in altri luoghi di accoglienza. Il 20% sono italiani (l’1,6% ha più di 65 anni) mentre l’82% sono stranieri, il 40% dei quali con lo status di rifugiati, richiedenti asilo o in procinto di essere essere rispediti in Grecia, primo luogo di approdo in Europa
fonte Repubblica
Seimila persone a Roma vivono per la strada, passando la notte nei dormitori pubblici e nei luoghi temporanei di accoglienza messi a disposizione da Comune, parrocchie e associazioni di volontariato; 1.200 non trovano posto nei dormitori e passano la notte all’addiaccio. Quasi il 20 per cento sono italiani (l’1,6% di loro hanno più di 65 anni); tra i senza dimora che si accampano in strada, gli stranieri sono l’82,5 per cento, e il 40% di questi sono rifugiati, richiedenti asilo o “dublinanti” (che in base al regolamento di Dublino se identificati verrebbero respinti in Grecia, primo paese in cui sono stati registrati e che accetta solo lo 0,3 per cento delle domande di asilo).
L’edizione numero 22 con 13 mila copie.Questi i dati forniti da Mario Marazziti, portavoce della Comunità di Sant’Egidio , nel presentare “Roma dove 2012“, una guida per la sopravvivenza piena di notizie e informazioni pratiche su dove mangiare, dove dormire, dove lavarsi, dove ricevere assistenza sanitaria, destinata alle migliaia di persone che immigrazione, povertà, fragilità sociale hanno sospinto ai margini. Il volume, alla 22esima edizione, ha una tiratura di 13mila copie e verrà distribuito la notte della Vigilia di Natale dai volontari che come sempre sono accanto ai poveri nei luoghi in cui cercano riparo, dalle stazioni alle tendopoli di fortuna ai cartoni accatastati davanti ai palazzi di uffici; la guida sarà poi regalata ai 10mila ospiti ai pranzi di Natale che si terranno nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, a san Calisto, alla mensa di via Dandolo, a Palazzo Leopardi, alla scuola Gioberti.
Nelle mense anche padri separati.”Cresce il disagio, a cresce anche l’accoglienza”, ha detto Marazziti, sottolineando che Sant’Egidio ha il più gran numero di mense dei poveri d’Italia e che lo scorso anno 5.358 persone vi hanno trovato ospitalità. Quest’anno si registra un aumento del 50 per cento nel numero di persone che hanno preso la drammatica decisione di sopravvivere andando alla mensa: “Siamo tornati ai livelli del 2003 – osserva Marazziti: – negli ultimi anni i nuovi arrivi erano diminuiti, scendendo a meno di 4mila l’anno, ma ora si registra una nuova impennata”. Colpa della crisi economica e della nascita di nuove “tipologie” di poveri, come i padri separati, per i quali è stata creata una casa di accoglienza dedicata.
I più numerosi sono gli afghani.Gli ospiti più numerosi delle mense sono gli afghani, un dato eloquente, visto che quel paese è reduce da una guerra durata dieci anni: e arrivano via terra, il che demolisce il luogo comune secondo il quale è il Mediterraneo la “trincea” che subisce l’assalto più massiccio di immigrati. Seguono i romeni, un tempo la nazionalità più consistente tra i nuovi arrivati, poi i turchi. Gli italiani sono il 7 per cento di quelli che ogni giorno si sfamano a queste mense. La casa e la necessità economica sono i problemi evidenziati da chi si rivolge ai centri di ascolto della solidarietà (Sant’Egidio a Roma opera fra l’altro in collaborazione con la Comunità ebraica e con l’Esercito della salvezza); ma la tossicodipendenza, l’alcolismo, il disagio psichico, le precarie condizioni di salute sono tutte aggravanti dello stato di indigenza.
Il dramma degli sfrattati.Particolarmente acuto il problema degli sfratti: in dieci anni a Roma hanno perso la casa 220mila famiglie, ha sottolineato Marazziti; e una famiglia su 60, tra quelle che pagano l’affitto, è attualmente sotto sfratto. Alla pubblicazione della guida hanno contribuito le Ferrovie dello Stato: le stazioni, specie di notte, sono il punto di riferimento di elezione per un esercito di senza dimora, e questo le ha spinte a dotarsi di una struttura che si occupa esclusivamente di sociale.






