Regia: Phyllida Lloyd
Con: Meryl Streep, Jim Broadbent, Olivia Colman, Roger Allam, Susan Brown, Nick Dunning
Distribuzione: BIM
Figura emblematica della politica anni ’80, ora anche Margaret Thatcher gode di un film ispirato alle sue gesta, come è già successo a tanti suoi complessi illustri colleghi, tra i tanti che passano per la mente i presidenti USA Richard Nixon (Gli intrighi del potere-Nixon, Il duello Frost/Nixon) e George W. Bush (W.) o il Primo Ministro Tony Blair (I due presidenti).
Ad interpretarla altro emblema dell’immaginario collettivo, stavolta cinematografico, ovvero quella Meryl Streep (Il diavolo veste Prada) che ad ogni sua interpretazione è sempre in odore di nomination agli Oscar (ed anche qui non sarà da meno).
The Iron Lady quindi narra le gesta della Thatcher tramite una narrazione a flashback, che prende inizio dai tempi attuali per poi fare un viaggio verso l’adolescenza della nostra, arrivando così fino alla sua elezione a Primo Ministro inglese, ruolo che la porterà in un vortice di scandali e guerre che la metteranno sotto l’occhio del ciclone.
Ma, tra un ricordo e l’altro, anche la memoria del suo defunto marito Denis (Jim Broadbent) torna a farsi viva, per stargli accanto in questi anonimi istanti di vita.
Il materiale non è di quelli da trattare con tanta facilità, sta di fatto che la nota Lady di ferro ha una sua certa fama in patria sia nel bene che nel male, e quest’ultimo punto di vista non è cosa da sottovalutare altamente.
Eppure The iron lady riesce nell’impresa di non sporcarsi troppo le mani, esaltando l’immagine di questa donna che ha rotto le barriere della discriminazione sessuale della politica inglese e rendendola a ragione un’icona indelebile dell’epoca che l’ha vista governare.
Sta di fatto che alla Thatcher politica lo spazio è riservato quanto basta, giusto il tempo per farsene un’idea del periodo anni ’80 descritto, mentre alla Thatcher donna è stata assegnata gran parte della narrazione, con un racconto che alterna passato e presente (costante dei recenti biography a quanto pare, basti vedere il recente J.Edgar di Clint Eastwood) con intelligente malinconia, facendo un raffronto tra i turbolenti anni di una volta con quelli anonimi di oggi.
Insomma, non è da poco conto il lavoro svolto dalla regista Phyllida Lloyd (già al servizio della Streep per Mamma mia!) che, ben servita da uno script simil album/ricordi di un’altra donna come Abi Morgan (Shame), rende The iron lady un appuntamento immancabile sia per lo spettatore esigente che per quello meno esperto in materia.
E la Streep? Di lei c’è da dire tanto ed oltre per ciò che ha svolto in questo lungometraggio, alter ego della Thatcher a tutti gli effetti, parlata british in primis, coadiuvata degnamente da un trucco eccelso nelle parentesi legate all’anzianità della protagonista.
Per l’ennesima volta un ruolo memorabile che la porterà con molta probabilità sul tappeto rosso degli Academy Award. E, perché no, proprio sul podio dei premiati.
Mirko Lomuscio






